Ave Maria solo voice + piano
Composer: Wando Aldrovandi (1918-1987), 1935

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| Lyrics: |
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A-ve Ma-ri-a! gra-ti-a ple-na,
Do-mi-nus te-cum,
be-ne-di-cta tu in mu-li-e-ri-bus,
et be-ne-di-ctus fru-ctus ven-tris tu-i, Oh Je-sus. |
San-cta Ma-ri-a,
o-ra pro no-bis, no-bis pec-ca-to-ri-bus,
nunc et in ho-ra in ho-ra mor-tis nos-trae,
nunc t in ho-ra mor-tis nos-trae,
A-men. A-men. |
Score: |
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Vando
Aldrovandi .Il
partigiano, il libraio, il democratico animatore culturale. |
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Vando Aldrovandi nasce il 15
settembre 1918 a Suzzara, figlio di un musicista, il direttore
d'orchestra Wando Aldrovandi, mantovano, e di Ursula Sella, di
genitori genovesi emigrati in Argentina. Al termine della guerra,
rientrata la famiglia a Milano, vive nella casa di via Andegari, dove
nasce la sorella Renata, e viene iscritto alla scuola elementare di
via Rossari.
Ricorda Alberto Vigevani: "Lo conobbi ch'era, come
me un ragazzetto: alto, per l'età, sottile, si potrebbe dire fragile,
e già allora riservato, pudico, nelle parole e nei gesti".
Alle scuole superiori -media, ginnasio e liceo
Parini- stringe amicizia con Rodolfo Banfi. Nel 1928,
quando Toscanini viene schiaffeggiato a Bologna, comincia a conoscere
la politica (e l'antifascismo) perchè il padre, di
convinzioni liberali, rifiuta di eseguire l'inno fascista prima delle
opere liriche, tanto da decidere di espatriare,
chiamato nel '31 dalla BBC, a Londra e poi in Australia. Vando, con la
famiglia, dovrebbe raggiungerlo ma prima deve terminare gli studi e
compiere il servizio militare, per non essere accusato di diserzione.
Nel 1937 si iscrive a Giurisprudenza. Intanto, si
avvicina al Partito Comunista e, con altri giovani, si riunisce
accanto al filosofo Antonio Banfi.
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Nel gennaio del '40 parte per il servizio di
leva. In giugno, alla morte della madre, rinuncia
definitivamente a raggiungere il padre: ormai la guerra è imminente.
Allo scoppio delle ostilità, viene inviato, in fanteria, sul fronte
francese. Poi torna con il reggimento a Milano, alla caserma
Sant'Ambrogio. Partecipa alle estrazioni dei nomi di chi deve partire
per l'Africa o la Grecia, ma non viene sorteggiato. Il 25 luglio '43
viene trasferito alla Sant'Albino di Monza. Dopo l'8 settembre, senza
tornare a Milano, entra in clandestinità, sale a
Lecco, assume il nome di battaglia "Al".
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Inizia a formare le brigate Garibaldi. Ricorda Angela
Guzzi: "Il suo aspetto rassicurante, la sua capacità di
convincimento lo favorirono nel trovare fra la gente del
lecchese, della Valsassina e delle vallate circostanti, non solo
simpatie e amicizie, ma appoggio concreto, quell'appoggio che fu
indispensabile per organizzare i primi gruppi di cosiddetti sbandati".
"Nel silenzio della sera, quando una certa calma regnava nelle
formazioni, Al raccoglieva i suoi partigiani, anche se stanchi,
affamati, molte volte sfiduciati, iniziava il sermone, così lo
chiamavano, ricordando che la lotta di Resistenza, anche se durissima
e sanguinosa, non doveva essere chiamata guerra, ma lotta per la
conquista della libertà e della giustizia, col significato di
democrazia, ossia di partecipazione popolare alla vita e al progresso
del paese, nel pieno rispetto delle idee politiche di ciascuno".
Assieme a Giulio Alonzi e Luciano Raimondi, tra
l'ottobre e il novembre del '43, stabilisce contatti tra le formazioni
del cosiddetto Fronte Sud (Valsassina, Val Varrone, Lecco,
Valchiavenna) e il Fronte Nord (Valtellina, alto lago di Como). Nel
maggio '44, unitisi i due fronti, assume il comando della seconda
Brigata garibaldina della Lombardia che prende il nome di "Matteotti"
e agisce a sud. Due mesi dopo, è responsabile della 55ª
Brigata, la "Fratelli Rosselli". E quando il 5 settembre '44,
di fronte al massiccio afflusso di uomini in montagna, si rende
necessario creare organismi di coordinamento, partecipa alla
fornazione delle divisioni e assume il comando della seconda Divisione
d'assalto garibaldina, comprendente tre brigate, la 55ª "Rosselli, la
89ª "Poletti", la 86ª "Issel". A fine novembre incalzato dai
rastrellamenti e dalle decimazioni di partigiani sconfina in
Svizzera con gran parte della sua Divisione, che viene
internata nei campi di Helgg e di Fischental. Nominato ufficiale
responsabile dei campi, mantiene i contatti con il Comitato di
liberazione nazionale e ottiene per i partigiani il primo
riconoscimento della qualifica di militari.
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Nel marzo del 1945, rientrato clandestinamente in
Italia, riprende il comando delle brigate garibaldine. Il 27 aprile,
con la "Rosselli", partecipa alla liberazione di Lecco. Il mattino del
28 aprile, a capo di una delegazione inviata dal Comando di piazza a
Lecco, ottiene a Mandello Lario la resa degli ultimi nazisti
in fuga, l'armata delle SS della Liguria comandata dal
generale Pemsel. Decorato con la medaglia d'argento al valor militare,
sarà tra i primi dirigenti dell'ANPI di Milano.
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"Con Al abbiamo un debito"
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Alla Liberazione, rimane nelle zone
della guerra partigiana, tra Lecco e la Valtellina, a svolgere attività
politica per il Partito comunista. Ma colpito dalla tubercolosi deve
sospendere ogni attività per alcuni mesi. Poi torna a Milano: assieme a
Antonio Banfi, Raffaele Mattioli, Giancarlo Pajetta ed Elio Vittorini
apre la Casa della Cultura, in via Filodrammatici. Al pianterreno
dispone la libreria, mentre al primo piano affianca Vittorini
che progetta il "Politecnico". Organizza dibattiti e incontri.
Racconta Franco Fortini: "Ricordo, quando venne Sartre, nell'estate del
'46. Ricordo le perplessità dei comunisti italiani perchè Sartre era
allora in aperta polemica con il PCF".
Inizia a collaborare con
Giulio Einaudi, che nel '48 ha sposato Renata Aldrovandi, e nel
'51 apre in Galleria Manzoni la Libreria Internazionale Einaudi.
Prosegue la sua attività di animatore culturale e politico: il suo
impegno è quello di evitare che la rottura del '48 tra i partiti
antifascisti si rifletta sui rapporti culturali tra gli intellettuali.
Ricorda Alberto Cavallari: "Seppe creare un clima di scambio civile,
faceva conoscere quelli che non si conoscevano, sapeva suggerire i libri
giusti, da Salvemini al Camus appena uscito, ci prestava i libri da
recensire se non avevamo i soldi per comprarli.
Membro della Commissione Culturale del
PCI milanese, tiene rapporti lontani e vicini. Fitto è il carteggio con
Piero Sraffa. La libreria diventa punto di incontro tra uomini di
diverse culture: cattolici, laici, socialisti, intellettuali. Racconta
Pier Maria Pasinetti: "Quando passavo per Milano con Al ci si vedeva
anche tre, quattro volte al giorno".
Nel 1971, dopo una visita a Ghilarza,
fonda con Teresina Gramsci Paulescu, Mimma Paulescu, Giovanni Brambilla
e Paolo Grassi l'associazione "Amici della Casa Gramsci", di cui è
presidente.
Nel '77 organizza ad Ales, paese
natale di Antonio Gramsci, la ristrutturazione della piazza centrale,
progettata da Giò Pomodoro. Il Comune di Milano lo premia con
l'ambrogino d'oro.
Muore dopo una breve malattia, il 5
febbraio 1987. Dice Elio Quercioli: "Ha dato molto alla causa della
libertà e della democrazia nel nostro paese, a Milano, al suo partito.
Con Al abbiamo un debito". Alberto Cavallari scrive: "Era il
coraggio e la battaglia. Era la pace e le colombe di Picasso. Era
l'intelligenza e la tolleranza. Era il rischio e la calma. Era
l'amicizia e il pudore dell'amicizia stessa. Era l'uomo di una sola idea
ma cosciente che il mondo ha bisogno di tutte le idee".
Fatti dalla ricostruzione di Rossellina
Archinto. |
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November 04, 2011
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